CHI SONO

Ciao sono Marcella, quaranta e qualcosa anni. Infanzia felice, un amore smisurato per i libri, i film classici, la musica (anche non classica), ho fatto studi noiosi e ho cominciato a lavorare presto.

Ho cominciato a viaggiare molto giovane e a leggere fuori dagli schemi, anche quando andavo ancora a scuola: Mishima, Anna Frank, E. M. Forster, John Steinbeck, Wilbur Smith, Peter Høeg, James Rollins, J.R.R. Tolkien, Umberto Eco e poi Agatha Christie, Michael Chabon, Shakespeare e tanti tanti tanti altri.
Credo che leggessi qualcosa come un libro al mese, durante i mesi in cui studiavo o lavoravo e tre/quattro libri durante le vacanze estive.

Per me l’ebook è stata una liberazione, tutto quel peso risparmiato nel bagaglio da spedire: in valigia erano più i libri che i vestiti!

Ho sempre voluto scrivere e l’ho sempre fatto, fin dalle scuole elementari: diari, racconti,lettere ai giornali.

Sognavo di diventare una scrittrice come Jo di Piccole Donne o Joan Wilder (interpretata da Kathleen Turner) ne Alla ricerca della pietra verde. Fantasticavo di scriverlo sulla carta d’identità , sotto la dicitura “occupazione” e ai tempi della scuola superiore giravo con uno zaino alla moda con una targhetta di metallo che avevo fatto incidere con nome e cognome della mia eroina Joan Wilder e un indirizzo australiano inventato.

Non ho mai voluto fare altro, desiderato altro: non la giornalista, non la saggista, proprio solo e soltanto la scrittrice – amando il cinema ho scritto anche qualche sceneggiatura, in gioventù – ma sempre finction.

Ho sempre avuto tantissime idee, plot si direbbe adesso, e spesso riuscivo anche a metterle per iscritto, in brevi racconti; più volte ho iniziato romanzi pieni di personaggi bellissimi, interessanti e particolari che però non riuscivo mai a finire.

Ne ho ancora i cassetti pieni: uno l’avevo intitolato Il senso della vita come nel film St. Elmo’s Fire dove il personaggio di Andrew McCarthy scrive di getto il suo romanzo della vita intitolato proprio così dopo aver fatto l’amore con il personaggio di Ally Sheedy un pomeriggio nella doccia di lei.
Lo scrivevo quando non avevo compiti oppure la sera invece di andare a dormire, saranno duecento pagine e non ho la minima idea di che cosa tratti.

Ero piuttosto volubile.

Se leggevo Hemingway scrivevo brevi racconti con pochissimi aggettivi e frasi spezzettate dalla punteggiatura con il suo stile.
Se leggevo Emily Brontë o Jane Austen (e lo facevo spesso, molto spesso – lo faccio ancora) mi dilungavo in pittoriche descrizioni di paesaggi campestri e dolci fanciulle in cerca di marito.
Se leggevo Banana Yoshimoto.. be’, leggevo e basta.

Dopo aver letto On writing di Stephen King (la bibbia per chi vuole scrivere) credevo che fosse davvero arrivato il momento per finire qualcosa, seguendo i preziosi consigli del maestro (scritti così bene, poi!) e invece no, altri tre o quattro meravigliosi inizi ma nulla di pubblicabile.

Poi c’è stato il lavoro, il matrimonio, un figlio e l’oblio (della scrittura).

Mi dicevo (come il personaggio di Danny Glover all’inizio del film Arma Letale): “Sono troppo vecchia per queste s*******e” e invece no, non si è mai troppo vecchi per incominciare a fare ciò che appassiona, ciò che piace davvero, ciò che può aiutare a dare un senso alla propria vita (aveva ragione Andrew McCarthy!).

E poi i sogni non invecchiano, sono come i film classici: possono prendere polvere ma la magia è sempre là, intatta, in attesa che qualcuno li trovi.

Ho visto troppi film e letto troppi libri per non credere nei lieto fine.

Così quando mio figlio di otto anni la scorsa estate non trovava nulla di interessante da leggere (è un tipo piuttosto esigente, con le idee molto – troppo – chiare) mi sono chiesta perché non lo potessi scrivere io, quel libro, “con draghi e bambini, un animale, avventure, misteri, e anche un po’ di fantasia”.

Ecco com’è nato Nico, Alice e l’isola del drago.

E adesso che ho cominciato.. a finire i libri, credo che non mi fermerà più!