Si scrive per sé stessi o per gli altri?
Nel corso degli anni me lo sono chiesta spesso, e credo che la risposta sia cambiata durante la mia vita di “scrittrice”.
Quando ero molto giovane credo che scrivessi soprattutto per me stessa: riempivo diari e quaderni di brevi racconti ispirati a fatti di cronaca o a quello che accadeva a me o a qualcuno che conoscevo; e non li facevo leggere a nessuno, nemmeno ai miei genitori (i racconti).
Per quello che ricordo credo che avessi dei sentimenti contrastanti in merito: timore che non piacessero misto a gelosia per i miei pensieri – ero gelosissima dei miei pensieri e infatti anche adesso sono una persona molto riservata, difficilmente parlo di ciò che penso.
Il mio motto potrebbe essere qualcosa come “Potete sapere tutto su di me, tranne chi sono veramente”.
Successivamente l’idea di vivere di scrittura mi ha portato ad una maggiore apertura verso il prossimo anche se sono davvero pochissime le persone che possono fregiarsi di aver letto qualcosa di mio prima di “Nico, Alice e l’isola del drago” diciamo che a causa di una forte insicurezza ero più propensa a sottoporre le mie opere a sconosciuti che a famigliari o amici.
Per anni ho pubblicato solo brevi racconti o lettere su riviste, quasi sempre sotto pseudonimo.
Però l’idea del romanzo era sempre là, in un angolino della mia mente, e del mio cuore.
Ho tentato così tante volte a scrivere questo benedetto libro della vita (ne parlo anche qui, nella mia bio) che i miei cassetti, quando ancora non scrivevo al computer, erano così pieni di manoscritti dai titoli strampalati da non riuscire più ad aprirli.
Per assurdo sono riuscita a finire quello che avevo cominciato – in questo caso un romanzo per bambini – solo nel momento in cui ho realizzato che lo stavo scrivendo per qualcun altro (mio figlio).
Se fosse stato solo per me, probabilmente sarebbe finito nel dimenticatoio insieme alle altre 18545456574 opere incompiute della mia vita.
Quindi io decisamente scrivo per gli altri – con grande diletto personale – ma non sono io l’unica che deve fruirne, altrimenti perché pubblicarlo?