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Alcuni lettori mi hanno chiesto perché ho ambientato il libro “Nico, Alice e l’isola del drago” proprio a San Giulio.
Ebbene, come spesso è accaduto per altri particolari di questo romanzo, la decisione è stata un mix di esigenze funzionali alla storia e di… fortuna.
Avevo la necessità di ambientare le vicende di Nico e Alice in un luogo circoscritto e sicuro dove due ragazzini di 11 e 7 anni avessero la libertà di muoversi senza vincoli genitoriali; siccome all’inizio del libro ho menzionato la Toscana come il loro abituale luogo di residenza mi serviva una località abbastanza lontana dalla loro casa per giustificare la sensazione di distacco dagli amici e dalla loro vita di tutti i giorni.
Navigando su Google Maps verso nord (lo so non sembra professionale per niente e anche un po’ assurdo, ma è così) mi sono imbattuta nel Lago d’Orta.
Da piccola anche io, con mio fratello, passavo tutte le estati dalla nonna, lontano dagli amici, in una località vicina al Lago Maggiore e ci è capitato più di una volta di visitare le Isole Borromee.
Soprattutto quando ci recavamo Isola Pescatori, l’unica veramente abitata del piccolo arcipelago, mi sono spesso chiesta come potesse essere vivere là, come bambina – di quanta libertà dovessero godere gli abitanti più piccoli, di come si annoiassero magari nelle giornate di brutto tempo, di come si dovessero conoscere tutti, in un ambiente così ristretto.
Così quando lo sguardo mi è caduto sulla piccola isola di San Giulio, mi è sembrato una specie di segno del destino.
Ho approfondito le informazioni che già conoscevo sulla località, la sua storia, le leggende e quando ho trovato la citazione sull’infestazione di serpenti e draghi, il romanzo ha cominciato letteralmente a scriversi da solo.