Mi sono spesso chiesta se i miei libri preferiti abbiano in qualche modo influenzato il mio stile di scrittura.
Per anni tendevo a copiare, anche involontariamente, il tipo di scrittura dell’autore che stavo leggendo (come racconto anche qui): se era Hemingway scrivevo brevi racconti con pochissimi aggettivi e frasi spezzettate dalla punteggiatura con il suo stile; se erano Emily Brontë o Jane Austen mi dilungavo in pittoriche descrizioni di paesaggi campestri e dolci fanciulle in cerca di marito.
In generale non amo i libri troppo descrittivi, mi piacciono i libri d’azione (anche interiore, quelli in cui sembra non succedere niente ma che alla fine scopri hanno agito su di te), i personaggi dinamici, le storie piene di colpi di scena, quelle per cui non dormiresti né mangeresti per giorni.
Eppure non ho mai provato a scriverne una così.
Per anni mi sono limitata a racconti (anche lunghi) in cui il massimo di azione era rappresentato da un viaggio in macchina in cui il protagonista scopriva di più su sé stesso e su ciò che voleva fare nella vita.
Forse perché avevo viaggiato ancora poco, forse perché non mi sentivo in grado di affrontare argomenti di cui non conoscevo quasi nulla (spie, Terre di Mezzo, scienziati pazzi, manufatti alieni, Pietre di Shannara, omicidi), forse perché avevo visto troppe volte il film Piccole Donne – il secondo, quello del 1949 – e avevo interpretato quello che consiglia il Professor Bhaer a Jo March, di scrivere ciò che conosce in prima persona, come una specie di Legge della Scrittura valida per ognuno che desiderasse intraprendere la carriera di romanziere – dopotutto i miei riferimenti adolescenziali sul mondo della scrittura erano quelli: Jo March, Jane Austen, Anna Frank.
Adesso leggo Il Trono di Spade e immagino azioni diverse per i vari personaggi (cosa avrebbe fatto Jaime Lannister se fosse stato in un mio libro?), vedo Blindspot e in certe notti insonni scopro in che direzione avrei sviluppato la storia se fossi stata io a capo del team degli sceneggiatori della serie, adesso sono pronta per sognare più in grande.
Sono pronta per un (altro) romanzo di avventura per ragazzi ambientato nei terreni inesplorati dello urban fantasy (forse).