Cari blogger letterari che non accettate nessuna richiesta da parte di autori auto-pubblicati,

vi scrivo perché mi piacerebbe farvi comprendere che state sbagliando.

Ho letto oggi che per colpa di qualcuno non si legge più l’opera auto-pubblicata di nessuno (come in quel cartello vintage che ho visto in qualche vecchio bar del centro contro la pratica di fare credito ai clienti).

Ho letto anche che la democratizzazione del web avrebbe influenzato negativamente la qualità delle opere, be’ caro blogger letterario che sei contro l’auto-pubblicazione hai mai riflettuto sul fatto che senza tale democratizzazione tu non avresti la possibilità dare visibilità alle tue opinioni (neanche a questa)?

A questo punto bisognerebbe capire a cosa aspira oggi il blogger letterario che è contro gli autori auto-pubblicati: ad influenzare le opinioni del popolo italiano (oggi si direbbe a diventare influencer)? Quale miglior sfida potrebbe essere allora cercare di convincere la massa che un libro scritto da un autore completamente sconosciuto sarà il nuovo must-have dei libri per l’estate?

Oppure aspirano a scovare le nuove Elena Ferrante, i nuovi Andrea Cammilleri, laddove la stampa ufficiale si limita ormai a informare il suddetto popolo italiano delle nuove uscite letterarie dei soli scrittori famosi (oppure dei famosi e basta, come nel caso del fenomeno degli scrittori-youtuber o degli scrittori-cantanti, ma qui si dovrebbe scrivere un articolo a parte)?

Come potete scoprire il nuovo Paolo Giordano o la nuova Margaret Mazzantini se vi limitate a leggere sistematicamente soltanto ciò che vi mandano le case editrici?
Come potete distinguervi da tutti gli altri blogger letterari se recensite gli stessi libri che vengono generosamente spediti anche ai vostri colleghi?

Ebbene, io posso comprendere la frustrazione di essere costretti a leggere continuamente dei brutti libri (io odio i brutti libri, e ne ho letti molti in più di trent’anni di letture, so di che cosa sto parlando, ma certo anche le famose case editrici non sono esenti a certi obbrobri), ma vorrei difendere il mio diritto di autore auto-pubblicato a potervi inviare almeno una breve sinossi e il primo capitolo delle mie opere.
Educatamente, senza insistere.
Decidete voi il totale delle pagine brutte e scritte male che potete sopportare di ricevere.
Non siete neanche costretti a leggerle interamente!

Molti editor famosi di case editrici blasonate hanno dichiarato più volte che abbiano capito la bontà di un testo leggendone velocemente anche solo poche frasi.
Concludo allora lasciandovi le prime 224 parole del mio romanzo “Nico, Alice e l’isola del drago”, (il capitolo è intitolato L’ultimo giorno di scuola) nella speranza, con la mia lettera, di avervi fatto almeno riflettere sulla vostra posizione di chiusura assoluta nei confronti di noi autori auto pubblicati, scrittori come gli altri, meritevoli come gli altri di avere almeno una possibilità di essere letti.

Nico fissa l’orologio appeso al muro sopra la lavagna ormai da qualche minuto.
Tic-tac tic-tac tic-tac.
Ancora sessantacinque secondi e poi la campanella annuncerà l’inizio delle vacanze estive.
La maestra Chiara sta ancora parlando ma lui non l’ascolta più da un pezzo: sente solo una specie di borbottio di sottofondo, mentre fissa i granelli di polvere svolazzare per l’aula illuminati dalla luce del sole che entra obliqua dalla finestra.
Guarda il suo orologio da polso e poi la faccia rotonda della maestra e i suoi occhiali troppo grandi, che le scivolano continuamente sul naso diritto.

Cinque, quattro, tre, due, uno.
Finalmente ecco squillare la campanella!
La classe si svuota in pochi secondi: Nico, che aveva la cartella già pronta con la maniglia dello zaino stretta nella mano destra, si alza dalla sedia come un ghepardo durante un attacco e scatta verso la porta seguito da Tommaso e Luigi, i suoi più cari amici e compagni di avventure nei boschi che costeggiano il fiume Arbia.
Il sorriso che gli si stampa sulla faccia accaldata mentre varca la soglia avrebbe meritato un
selfie, ma ormai non c’è più tempo: la scuola è finita, in cortile il sole illumina il vecchio edificio della Scuola Primaria “Gianni Rodari” e il cielo è di un azzurro mai visto.
Nell’aria un profumo di libertà che Nico aspettava da troppo tempo.